Cohousing: spazio alla condivisione

Enrico Evangelisti on 10/06/2015

Il desiderio di recuperare i rapporti perduti di socialità quotidiana, l’attenzione al rispetto ambientale e la necessità, in tempi di crisi, di risparmio economico, stanno portando alla riscoperta in Italia del cohousing.

Nato in Danimarca nel 1972, il cohousing descritto anche come “co-residenza”, “vicinato elettivo”, “comunità di vicinato” o “condominio solidale”  è una forma di coabitazione che unisce spazi destinati all’uso privato a spazi pubblici condivisi.

L’ambiente in cui si vive, che consiste generalmente in un insediamento di 20-40 unità abitative, rispecchia i bisogni del singolo e della comunità e tutte le decisioni, quali la gestione dell’energia e la manutenzione degli spazi condivisi vengono prese all’unanimità dai cohousers.

Tra i servizi collettivi vi possono essere lavanderie, cucine,  internet caffè, biblioteca, laboratori per il fai da te, spazi per gli ospiti o per i bambini, orti o serre, palestra, piscina e altro.

La scelta di unirsi ad altre persone per condividere i luoghi della propria quotidianità è dettata da diversi fattori:

  • economici: le spese della vita quotidiana possono essere gestite in modo meno gravoso tramite la scelta della condivisione e della collaborazione;
  • ecologici: l’attenzione attuale verso i problemi connessi all’inquinamento e allo sfruttamento indiscriminato della natura hanno portato a prediligere il rispetto ambientale attraverso uno stile di vita ecosostenibile;
  • sociali: in un momento in cui il welfare è in crisi viene data una possibilità concreta di far fronte in modo sereno al momento della vecchiaia, di ricevere aiuto nella gestione dei bambini, o di abbattere la solitudine di single o di famiglie con un solo genitore.

Il cohousing viene incontro alle necessità delle giovani coppie e dei pensionati il cui reddito non permette di accedere al mercato immobiliare, consente di migliorare le relazioni interpersonali, valorizzando la tolleranza e l’accoglienza, contribuisce alla riqualificazione urbanistica della città e spesso si avvale di approcci quali ad esempio la costituzione di gruppi di acquisto solidali, il car-sharing che favoriscono il risparmio energetico, diminuendo l’impatto della comunità sull’ambiente.

Inoltre le persone riunendosi possono decidere di rendersi promotrici di un tema sociale e scegliendo un territorio d’interesse possono cercare un finanziamento per acquistarlo e partecipare alle scelte progettuali; ogni individuo o famiglia può infatti avanzare le proprie richieste, scegliere come e dove abitare. Agli architetti è affidato il compito di mediatori, di simplicity manager; le loro competenze professionali vanno ad aggiungersi alla necessità di saper ascoltare gli interessi dell’individuo e della collettività.

Tra i centri  di cohousing già realizzati in Italia troviamo:

Cohousing Terra Cielo a Rodano (Mi): Il centro residenziale  prevede 60 appartamenti (da 50 a 170 mq) e 400 mq tra spazi comuni coperti, orti, giardini e frutteti; una realizzazione praticamente totale in termini di ecosostenibilità con l’utilizzo della geotermia e del fotovoltaico e la possibilità di utilizzo di una rete di GAS (gruppi di acquisto solidale) per la spesa alimentare.

Urban Village Bovisa, il primo cohousing italiano realizzato in un ex opificio e attivo dal 2009. Formato da 32 famiglie che vivono in loft e mansarde con garage e piccoli giardini privati e 140 mq di spazi comuni (living condiviso, lavanderia e stireria, hobby room, deposito GAS, piscina, solarium).

E voi sareste disposti a coabitare??


Massimo Feriozzi

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